Il programma – Il Territorio

TERRITORIO

 

Ripensare il territorio e rileggerlo alla luce di nuovi strumenti normativi, che costituiscono un impulso straordinario che viene offerto all’attività di pianificazione territoriale e alla esigibilità del diritto di abitazione, costituisce l’imperativo da cui partire per innovare culturalmente e concretamente la nostra città.

Il DRAG (Documento Regionale di Assetto Generale) rappresenta l’imprescindibile riferimento per una pianificazione territoriale più orientata ai bisogni reali dei cittadini: dal DRAG e dagli interventi normativi successivi è necessario ripartire per l’adozione del nuovo PUG (Piano Urbanistico Generale) di cui bisognerà dotare la città.

Occorre ripartire nell’iter pianificatorio basandosi su alcuni principi cardine:

il principio di cooperazione tra diversi livelli e soggetti istituzionali (regione, nuova provincia, comune)  e fra questi e le loro espressioni associative o strumentali con competenze in materia di territorio (autorità di bacino, ente parco, sovrintendenza, ecc.). Tale principio è necessario a garantire alla pianificazione territoriale percorsi più semplici ed efficaci, nonché ad assicurare che in essa siano rappresentate in modo unitario, coerente e cogente tutte le scelte di valenza territoriale connesse alla competenza di ciascun soggetto e livello istituzionale.

il principio di sussidiarietà, secondo il quale le decisioni vanno poste in capo al livello di governo più adeguato a svolgere la funzione e più prossimo al controllo diretto dei cittadini. Ciò significa superare ogni sistema di pianificazione organizzato in modo gerarchico, favorendo i rapporti e l’interazione fra i diversi livelli istituzionali sulla base di una effettiva articolazione del lavoro incentrata sulla responsabilità;

il principio di equità e di solidarietà sociale, che significa rendere indifferenti le proprietà immobiliari rispetto alle previsioni del piano urbanistico, liberando tali scelte dalle pressioni e dai condizionamenti della rendita fondiaria. In questa ottica la “perequazione” può diventare lo strumento principale per il governo del regime immobiliare e l’attuazione del piano urbanistico, superando ogni impostazione ed illusione prevalentemente espropriativa e puntando a coinvolgere il mercato ed i cittadini nella realizzazione degli obbiettivi previsti.

principio di sostenibilità ambientale, che significa assumere la qualità ambientale come riferimento ed obiettivo primario del governo del territorio. La pianificazione di ogni livello e la progettazione degli interventi devono essere chiamate a regolare il consumo delle risorse naturali a disposizione e assicurarne la ricostituzione, così da garantirne la disponibilità anche alle generazioni future.

– il principio di efficacia, che significa assicurare alla pianificazione forme e modalità che ne favoriscano la fattibilità e la gestione, introducendo procedure di valutazione dell’efficacia delle scelte e di monitoraggio dell’attuazione dei piani.

La linea guida della nuova pianificazione generale non è più il governo dell’espansione del territorio, bensì la promozione e la regolazione dei processi di riqualificazione urbana e territoriale.

Le questioni emergenti che si propongono sono, infatti quelle della riqualificazione ambientale e sociale delle periferie e delle parti degradate della città; del recupero e rinnovo di contenitori e comparti dismessi; di una nuova qualità e dinamismo del centro storico; dell’introduzione di nuove tipologie di servizi per corrispondere alle mutate esigenze sociali; della ripolarizzazione di nuovi insediamenti; della rifunzionalizzazione di aree agricole; dell’utilizzo del territorio anche per le energie alternative a basso impatto ambientale.

Il PUG di Andria dovrà costituire la “carta unica” del territorio, riordinare le competenze e le procedure, facendone un luogo nel quale trovano ordinata e coerente rappresentazione tutte le prescrizioni e gli indirizzi fissati dalla pianificazione settoriale.

Si d’ora, fatta salva la puntuale verifica sullo stato di attuazione del vecchio PRG di Andria (piani di lottizzazione approvati e non attuati; stato degli insediamenti produttivi; stato di attuazione del piano urbanistico esecutivo delle zone artigianali-industriali; stato di attuazione degli standards, che vanno riconsiderati e concepiti in modo diverso e nuovo; verifica della fattibilità e stato dei PIRP di Monticelli e Largo grotte; PRU di S. Valentino; procedure pianificatorie pendenti ed in corso di istruttoria; comparti edificatori; programmazione delle opere pubbliche), la pianificazione territoriale del prossimo quinquennio, consolidate le valenze pianificatorie utili, possono essere sintetizzate nei seguenti punti essenziali:

  1. sviluppo urbanistico, a ridosso delle colline dell’Alta Murgia verso Sud, in direzione Castel del Monte, prevedendo la costruzione rada e diffusa delle aree D6 e D8 dedicate allo sviluppo turistico in continuità con il parco dell’Alta Murgia in cui sono insediati i veri centri d’interesse storico culturale quali il parco archeologico di Altamura e il Castel del Monte;
  2. sviluppo urbanistico verso il mare, in direzione Nord, completando le aree dedicate alle attività artigianali D1, e D2 nonché le aree dedicate al terziario-residenziale D5 in direzione Nord-Est.
  3. sviluppo urbanistico ad Est e ad Ovest prevedendo il completamento delle aree dedicate rispettivamente alle attività artigianali-industriali D1, alle attività a supporto dell’agricoltura D3, alle attività fieristiche D4, già parzialmente costruite, che necessitano dell’integrazione urbanistica in relazione alla città.
  4. completamento degli spazi e delle aree comprese tra il centro urbano e il territorio rurale identificate come zone C, oggetto nei prossimi anni di piani di attuazione privati e pubblici dedicati esclusivamente alle nuove residenze unifamiliari complete di servizi.
  5. rinnovo attraverso la manutenzione ordinaria e straordinaria del centro urbano della città esistente e consolidata integrata dell’infrastruttura urbana del Piano Commerciale e delle aree a parcheggio auto e moto che permetterebbe a chiunque abiti o arrivi in città, di raggiungere il centro commerciale della città, con qualsiasi mezzo di locomozione e da qualsiasi direzione territoriale (La città sviluppatasi negli ultimi vent’anni in modo veloce e orientata esclusivamente alla costruzione delle residenze è necessario integrarla di tutte le funzioni e infrastrutture necessarie affinché un luogo urbano monofunzionale – residenziale – possa trasformarsi in una città vivente per migliorare la vivibilità complessiva della città).
  6. valorizzazione del patrimonio esistente non escludendo il riordino del Centro Storico con recuperi mirati, con una pedonalizzazione minima, e un fortissimo accento sul sistema urbano e suburbano di mezzi pubblici in modo da diminuire notevolmente l’uso delle auto nel centro città comprendendo già nel sistema viario esistente, la futura trasformazione a raso dell’attuale strada ferrata (Ferrotramviaria Bari Nord), in una strada alberata e fruibile creando una relazione diretta tra le zone est e ovest della città a seguito dell’eliminazione dell’odierna barriera fisica della ferrovia oggi in fase di attuazione.
  7. Integrazione sociale. Un punto però deve essere chiaro a tutti, la nuova città deve partire dall’equità sociale attraverso l’integrazione sociale, riordinando quartieri e necessità, “evitando di creare luoghi per ricchi e luoghi per poveri, ma solo luoghi per una città più equa”.
  8. La “città sostenibile” deve essere la sfida del futuro su cui bisogna lavorare, una città che deve guardare sia verso la collina sia verso il mare, verso le città di Trani e Barletta, che devono essere connesse, legate fortemente alla città di Andria, centro geografico dei flussi dinamici, tra il mare e la collina dell’Alta Murgia, perchè in queste direzioni sono nascoste le chiavi dello sviluppo.

Particolare attenzione sarà prestata alle norme regionali per la rigenerazione urbana (L.R. 21/2008) che ha come finalità ed ambito di applicazione  la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati. I principali ambiti d’intervento previsti dalla legge sono, infatti, i contesti urbani periferici e marginali interessati da carenza di attrezzature e servizi, degrado degli edifici e degli spazi aperti e processi di esclusione sociale, ivi compresi i contesti urbani storici interessati da degrado del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici e da disagio sociale; i contesti urbani storici interessati da processi di sostituzione sociale e fenomeni di terziarizzazione; le aree dismesse, parzialmente utilizzate e degradate.Saranno favoriti, nello studio delle emergenze pianificatorie e con priorità rispetto alla pianificazione generale,  i programmi integrati di rigenerazione urbana quali strumenti volti a promuovere la riqualificazione di parti significative della città e sistemi urbani mediante interventi organici di interesse pubblico. I programmi si fondano su un’idea-guida di rigenerazione legata ai caratteri ambientali e storico-culturali dell’ambito territoriale interessato, alla sua identità e ai bisogni e alle istanze degli abitanti. Essi comportano un insieme coordinato d’interventi in grado di affrontare in modo integrato problemi di degrado fisico e disagio socio-economico che, in relazione alle specificità del contesto interessato, includono:

a) la riqualificazione dell’ambiente costruito, attraverso il risanamento del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici, garantendo la tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio storico-culturale, paesaggistico, ambientale;

b) la riorganizzazione dell’assetto urbanistico attraverso il recupero o la realizzazione di urbanizzazioni, spazi verdi e servizi e la previsione delle relative modalità di gestione;

c) il contrasto dell’esclusione sociale degli abitanti attraverso la previsione di una molteplicità di funzioni e tipi di utenti e interventi materiali e immateriali nel campo abitativo, socio-sanitario, dell’educazione, della formazione, del lavoro e dello sviluppo;

d) il risanamento dell’ambiente urbano mediante la previsione di infrastrutture ecologiche quali reti verdi e blu finalizzate all’incremento della biodiversità nell’ambiente urbano, sentieri didattici e museali, percorsi per la mobilità ciclabile e aree pedonali, spazi aperti a elevato grado di permeabilità, l’uso di fonti energetiche rinnovabili e l’adozione di criteri di sostenibilità ambientale e risparmio energetico nella realizzazione delle opere edilizie.

I programmi sono predisposti dai comuni singoli o associati o sono proposti ai comuni da altri soggetti pubblici o privati, anche fra loro associati. I programmi assumono gli effetti di strumenti urbanistici esecutivi. Devono interessare ambiti territoriali totalmente o prevalentemente edificati. I programmi non possono comportare varianti urbanistiche per trasformare in aree edificabili aree a destinazione agricola, comunque definite negli strumenti urbanistici comunali, fatta eccezione per quelle contigue necessarie alla realizzazione di verde e servizi pubblici nella misura massima del 5 per cento della superficie complessiva dell’area d’intervento. Tale variante deve comunque essere compensata prevedendo una superficie doppia rispetto a quella interessata dal mutamento della destinazione agricola, destinata a ripermeabilizzare e attrezzare a verde aree edificate esistenti.

L’attenzione al territorio dovrà coniugarsi con la formazione di idonee professionalità capaci, anche a livello burocratico, di fronteggiare efficacemente un’azione amministrativa improntata a celerità, trasparenza e linearità.

Educare, valorizzare e rivalutare è la grande sfida del presente e del prossimo futuro. Concetto di fondo è che la “costruzione dell’ambiente” fisico è un atto pubblico, cioè della collettività,  e in questo senso si ha la grande responsabilità di lavorare, di “costruire correttamente” e di progettare e conservare per la Città, anche in considerazione della sua vocazione di co-capoluogo di provincia.

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