La mia storia politica

Inizia nel settembre 2007, quando ho deciso di partecipare alle primarie del costituendo PD. Dopo il voto del 14 ottobre, in lista nella corrente di Enrico Letta (che avevo scelto per essere un volto nuovo nella compagine politica di quel momento), entro a far parte dell’Assemblea Costituente Regionale, inserendomi nella Commissione Etica.

Ho partecipato attivamente ai lavori regionali di redazione del programma e mi sono battuta affinché il neonato PD fosse nuovo anche nella forma con cui si presentava all’elettorato (non ho mai condiviso, per esempio, che si facessero delle CONVENTION stile Forza Italia che accantonavano il popolo del PD dal tavolo dei suoi rappresentanti. Il PD non doveva emulare Berlusconi, ma lavorare tenacemente per costruire una REALE ALTERNATIVA al premier!).

A livello locale, poi, essendosi creata attorno alla mia persona l’idea del rinnovamento del partito cittadino, mi sono sempre impegnata a essere elemento di unione tra le diverse correnti del partito; altresì, ho sempre avuto un atteggiamento di ascolto nei confronti di tutti (ex DS ed ex MARGHERITA), convinta del fatto che mettere insieme due anime partitiche così diverse avrebbe comportato un paziente lavoro di costruzione ed organizzazione interna. Ho insistito strenuamente affinché il partito si organizzasse all’interno attraverso le Commissioni di lavoro e il coinvolgimento costante dell’elettorato. Ho sempre privilegiato il gioco di squadra, mantenendo un rispetto massimo per coloro che rivestivano cariche partitiche. Prova esemplare di ciò ho dato nel maggio 2008 quando il Sindaco (avv. V.zo Zaccaro), sin dall’origine MOLTO in contrasto con il PD locale, essendoci nell’aria l’ENNESIMO rimpasto di giunta, mi ha proposto di entrare a far parte della sua squadra con l’incarico di VICESINDACO e delega al PERSONALE (avrei dovuto prendere il posto di Raffaele Fattibene).

Per quanto la proposta poteva sembrare accattivante (in realtà era l’ulteriore sgambetto che il Sindaco voleva fare al PD), ho rimesso la decisione al gruppo dirigente del PD e all’assemblea cittadina, convinta che fare gioco di squadra si prioritario rispetto ad un presunto tornaconto personale.

Ovviamente Zaccaro non è stato felicissimo di tale mia decisione (pensava di tirarmi dentro in quota a sé, creando maggior spaccatura all’interno del PD) ma, suo malgrado, ha accettato la mia impostazione.

Il PD cittadino, quindi, avrebbe dovuto concordare col Sindaco il mio ingresso in giunta come VICESINDACO. Nei fatti, però, il 7.6.08 sono stata avvisata tramite SMS da Zaccaro che ero stata nominata Assessore ai LL.PP., Manutenzione e Patrimonio e Ufficio Casa nella sua giunta. Di Vicesindaco e di delega al personale neanche l’ombra!

Ero consapevole della grave crisi amministrativa che si stava attraversando; ero consapevole dei tanti dissapori presenti nella maggioranza e, in particolare, tra le varie correnti del PD.

Già questa consapevolezza doveva bastare a farmi rinunciare all’incarico (anche perché diversamente da quello inizialmente prospettatomi!); pur tuttavia, secondo la logica del gioco di squadra, avendo ricevuto dal mio partito l’incarico di rafforzare e rilanciare l’azione amministrativa, ho iniziato il mio “lavoro” da assessore l’8.06.08 Il Sindaco e l’assessore mio predecessore mi avevano fatto l’elenco di una serie di opere pubbliche per le quali avrei dovuto SOLO tagliare nastri inaugurali (mi si voleva tranquillizzare sull’operato a svolgersi). Niente di tutto questo! Ho trovato una situazione molto precaria a livello di uffici e di interazione tra le risorse umane a disposizione; ho trovato una serie di opere programmate e poi dimenticate al punto da non essere più menzionate nella Programmazione Triennale delle OO.PP. (per esempio: realizzazione strada di collegamento di via De Ceglie che doveva alla nuova chiesa del Cuore Immacolato di Maria per collegarsi al territorio circostante); ho trovato una pessima gestione dell’ufficio Manutenzione e Patrimonio, con ritardi pluriennali negli interventi garantiti ai cittadini.

Ad ogni buon conto, pur nella situazione non rosea sia dal punto di vista politico che pratico, ho lavorato per il bene della città e del PD.

Peccato che il rinnovamento che avrei dovuto rappresentare è stato impossibile attuarlo a causa della eccessiva litigiosità proprio del PD; peccato che il primo Consiglio Comunale (27.6.08) in cui i neo-assessori dovevano anche essere presentati, non si è celebrato per mancanza del numero legale (qualche consigliere NON aveva gradito il rimpasto di giunta per come era stato attuato); peccato che il Sindaco già minacciava le sue nuove dimissioni; peccato che le giunte sono sempre state litigiose e “nervose”.

Insomma: peccato che di politica proprio non si poteva parlare e non si è potuto parlare!!!

In questo clima di instabilità, con continui attacchi interni tra il Sindaco e il PD, con dimissioni rassegante e ritirate, con consiglieri comunali che vagavano da un contenitore partitico ad un altro, ho comunque lavorato al meglio delle mie possibilità, facendo dell’incontro continuo con la gente e con i problemi dei cittadini il mio imperativo.

Si arriva alle provinciali. Il PD è alle pezze, anche a livello provinciale e regionale (Emiliano impone la sua persona anteponendola ai progetti di rinnovamento del partito; il suo atteggiamento crea rotture ulteriori all’interno del partito): chi candidare alla Presidenza? Si fanno le primarie? Il sorteggio?

Senza stare a raccontare tutte le vicende interne (Emiliano e Boccia hanno chiesto anche a me di accettare la carica di candidata alla Presidenza della Provincia!!! Cosa assurda che, ovviamente, ho rifiutato!) si giunge alla candidatura di Pina Marmo alla Presidenza.

Inizia la campagna elettorale, con enorme ritardo rispetto alla tabella di marcia. Ad Andria succede di tutto: Paolo Farina (assessore alla cultura nella giunta Zaccaro) aderisce all’UDC e si candida con Francesco Salerno Presidente (di sé dice che sarà il Vicepresidente); i VERDI (che non vogliono aderire al progetto PINA MARMO) si lasciano convincere ad entrare in coalizione con la promessa di un assessorato al Comune; il PD candida i suoi “cavalli migliori” (Nunzio Liso, Lorenzo Marchio, Salvatore Vitanostra, Sabino Fusaro, Giovanni Cirulli, Nino Cicciarelli, Leonardo Lonigro) più un neo-associato (Francesco Zenga) in quota al Sindaco che non ha voluto candidarsi.

Né Pina Marmo né alcuno dei candidati vengono promossi dal popolo (solo Lonigro, sia pur con meno voti di qualche altro concorrente del PD, entra in Consiglio Provinciale perché facente parte di un collegio in cui il PD ha preso una percentuale maggiore). A Pina Marmo i candidati del PD contestano di non essere stata una buona candidata e di aver rovinato la pizza con la lista del Presidente che ha raccolto il 7% di consensi, a loro dire tolti al PD.

Durante la campagna elettorale sono stata al fianco di tutti i candidati, accompagnandoli nel quartiere e tra la gente. Ho fatto da “presentatrice” durante gli incontri in piazza, ho animato le aperture dei comitati elettorali, ho presenziato ai seggi. Insomma, ho fatto tutto ciò che si deve per dare un’immagine compatta e forte del partito in cui si crede.

Ho condotto una dura battaglia contro Zaccaro e contro il PD, che nulla facevano sulla posizione dei consiglieri passati all’UDC.

Non tolleravo politicamente di avere in giunta un assessore che, pure in quota alla maggioranza, era nostro avversario durante le provinciali. Soprattutto non tolleravo che nessuno facesse niente per cambiare questo stato di cose.

Finiscono le provinciali: si dimette Farina da assessore, si dimette Pina Marmo da consigliere comunale. Il PD neppure s’interroga sulla debacle delle votazioni! Né si dà prospettive e/o indicazioni per il futuro. Si accentuano i problemi interni fino a che, a luglio 2009, il Sindaco protocolla le sue seconde dimissioni, dopo che in Consiglio Comunale si è consumata l’ennesima rottura all’interno del PD.

Motivazioni di Zaccaro: non condivide più il percorso della maggioranza. La sua lettera di dimissioni contiene veleno contro il PD. Mentre tutti si aspettano che queste dimissioni siano finalmente quelle definitive, qualche “stratega” della politica locale pensa che se Zaccaro non torna sui suoi passi (ma anche lui fa il possibile per far capire che vuole tornare…!), si apre il problema delle poltrone vacanti. E allora: meglio far rientrare Zaccaro ed iniziare a organizzarsi su “chi deve andare dove”, al termine della consigliatura. Ma come lo si fa a far rientrare? Ha già fatto svuotare la sua stanza! No problem: facciamo un crono programma di fine mandato che sottoscrivono tutti gli assessori e i consiglieri comunali (tranne un consigliere del PD e i cinque dell’UDC, i quali ultimi danno un non meglio specificato appoggio esterno alla’Amministrazione Zaccaro).

Bene, si è trovata la pezza per rimettere tutto a posto. Zaccaro rientra (che vergogna!), giurando e spergiurando che per il bene della Città sacrifica la sua dignità di uomo. Promette di completare il mandato e di ritirarsi a vita privata (nessuno ci ha mai creduto).

Nonostante, però, il finto ricompattamento della maggioranza, il quadro non cambia: consigli comunali deserti, giunte saltate, litigi continui.

In tutto questo, mentre mi sforzo di continuare a lavorare, sia pure con tanta amarezza, mi scontro con un dirigente “politicizzato” che mi fa guerra (è raccomandato anche per andare in bagno!). Se do un indirizzo lo attua al contrario; se esercito il mio dovere di controllo sull’operato dirigenziale mi piante grane; se chiedo collaborazione tra dipendenti, me li mette uno contro l’altro. Blocca le determine, punisce e offende i collaboratori che non obbediscono ciecamente, litiga continuamente con gli altri dirigenti, ecc…. Il clima è insopportabile. Il lavoro è bloccato, in danno alla città. Tra i tanti scontri, l’ennesimo fa scattare l’avvio del procedimento disciplinare in suo danno da parte mia. Questo mio gesto suscita scalpore: sindaco, assessori, dipendenti, dirigenti e segretario generale si “congratulano” per il mio comportamento coraggioso ed esemplare. Solo belle parole. Quando il procedimento disciplinare passa sulla scrivania del Sindaco che avrebbe dovuto adottare gli atti consequenziali, magicamente tutto si blocca. Il Sindaco prende tempo, per poi giustificare la sua inattività(“non posso muovermi… per quel dirigente sto ricevendo molte pressioni…”). Una autentica vergogna!

Terminata la dose di sopportazione, assistendo a giochi di spartizione di poltrone per il futuro mentre la città è ferma, decido di dimettermi dalla carica di Assessore per poter liberamente e proficuamente fare qualcosa di buon per la mia città (per completezza allego lettera di dimissioni).

Di qui nasce Andria 3. Il resto è l’oggi che vivo insieme a tanta altra gente lontana dai poteri dei partiti vuoti che ci circondano.

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