Programma 2010

Il programma elettorale

LA STRUTTURA DEL PROGRAMMA,

GLI AMBITI DI LAVORO

Il programma elettorale è già un programma di governo per la Città. Svolta una parte introduttiva, d’impostazione politica e di largo respiro, si articola per aree/obiettivi, cui corrispondono suggerimenti concreti che rendono visibili gli impegni, facilitano una lettura puntuale e preparano la stesura del Programma di Mandato che sarà discusso ed approvato dal Consiglio Comunale.

Le aree di lavoro sono tre: “ordinario”, “territorio”, “sociale”. Filo conduttore è il concetto di riqualificazione dell’esistente e di innovazione.

Le tre linee guida si declinano per punti di azione ed interventi specifici.

PER UN COMUNE CHE ASCOLTA E DECIDE

Il mandato che si è concluso, nonostante le premesse programmatiche di alto profilo presentate alla città, è stato politicamente fallimentare. La conseguenza è stata una città addormentata, ferma, in ritardo rispetto alle evoluzioni delle città limitrofe, impreparata a vivere il ruolo di città co-capoluogo di provincia. Oggi non è più tempo di indugiare sui percorsi di evoluzione del territorio; bisogna osare, puntare alto. Partendo da ciò che si ha, salvaguardando e migliorando ciò che è stato faticosamente avviato, programmando sviluppi in tutte le dimensioni, producendo le accelerazioni necessarie e dando risposte nuove nel quadro delle scelte strategiche che sono state pensate cinque anni or sono, che vanno perseguite in una dimensione più concreta e, contestualmente, più larga di quella del territorio comunale.

Questa coalizione centra il proprio programma su parole chiare: crescita, innovazione e conoscenza, efficienza dell’amministrazione, solidarietà e sicurezza, partecipazione. Senza nuova crescita e senza una funzione del comune più efficace e dinamica sarebbe impossibile contribuire a creare nuovo lavoro di qualità per i giovani e a garantire le politiche sociali e di inclusione che devono distinguere il governo della città.

Il Comune deve conquistare e garantire la centralità nel sistema di relazioni tra le responsabilità istituzionali di diverso livello e le autonomie funzionali che concorrono a costruire il futuro di una città che ha straordinarie potenzialità da realizzare per essere protagonista.

Andria deve abituarsi ad una stabilità politica operosa, ad una politica che decide, coerente, concreta e poco litigiosa, e non deve più permettersi passi indietro che indebolirebbero oltremodo la sua immagine: la coalizione si è fatta a partire da questo presupposto. La chiarezza e la condivisione degli obiettivi è la condizione essenziale che consente di presentare alla città un’alleanza coesa, per garantire la governabilità, per dotare finalmente Andria di un governo affidabile, di un’amministrazione trasparente ed imparziale.

PER GARANTIRE PARI OPPORTUNITA’

Andria deve essere impegnata nel realizzare azioni istituzionali e nuove politiche per garantire pari opportunità, a partire dal necessario riequilibrio di genere della rappresentanza nelle istituzioni, ai diversi livelli e ad opera di tutte le rappresentanze politiche. Si devono creare gli strumenti istituzionali per le pari opportunità; si deve lavorare alla diffusione della cultura delle pari opportunità; si deve privilegiare la programmazione di politiche di valenza generale in materia di contrasto alla violenza intrafamiliare, di buone prassi sui luoghi di lavoro; si deve garantire l’affermazione dei diritti dei bambini e delle bambine; di prevenzione e di promozione della salute psico-fisica delle donne; di migliore accesso alla città per chi vive condizioni di disagio fisico ed ha bisogno di facilitazioni della vita quotidiana; si deve porre particolare attenzione agli anziani.

CITTA’ DELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA

Un’azione nuova è necessaria e matura sul tema della partecipazione. Si dovranno sperimentare nuovi strumenti partecipativi, per un rapporto tra il comune e i cittadini che deve essere più rispettoso, efficace, trasparente e moderno. Usando la rete, innanzi tutto, insieme ad un potenziamento della comunicazione pubblica. E usando strumenti più tradizionali, per interloquire con tutte le fasce della popolazione. Mettendo alla prova la legislazione innovativa che si è prodotta e le esperienze di democrazia partecipativa.

Oggi si deve rispondere ad una esigenza più volte manifestata nel tempo dai cittadini, ma sempre rimasta disattesa: la presenza fisica e costante delle istituzioni nei quartieri, soprattutto quelli periferici. Con sportelli dislocati e con servizi ai cittadini facilitati. Snellimento della macchina amministrativa, a partire dai rapporti tra i diversi settori dell’Amministrazione. Tutto a beneficio esclusivo degli andriesi, co-responsabili della crescita culturale e territoriale della città.

PER UNA CRESCITA DI QUALITA’

Nel prossimo quinquennio Andria deve acquistare la consapevolezza delle proprie possibilità, chiedendo che tutte le istituzioni cittadine facciano dell’innovazione il motore della crescita. Un’idea di crescita fatta vivere su grandi operazioni di trasformazione urbana, in termini di recupero, attraverso anche la nuova strumentazione urbanistica.

L’obiettivo è quello di creare nuove e qualificate opportunità sul piano del turismo, sia in termini di offerta culturale che di servizi; di rafforzare l’offerta residenziale, di contenere le speculazioni edilizie, di ricondurre e rivitalizzare il tessuto già urbanizzato, realizzando al contempo infrastrutture e servizi; di sostenere le nuove occasioni di crescita delle attività produttive, quali quelle legate al settore dell’agricoltura, dell’agro-alimentare e dell’artigianato, di scienza e di cultura già insediate e da attrarre nel nostro territorio, facendo scelte selettive, coordinando e concentrando le azioni di promozione; di valorizzare le aree rurali e antiche, recuperando valori storici, sostenendo l’agricoltura e rivitalizzando le produzioni locali di qualità, sì da creare lavoro e possibilità di sviluppo.

Andria può e deve dimostrare una forte capacità di attrarre investimenti pubblici e privati e perciò deve garantire una capacità di governo che assicuri regole, trasparenza e certezza nel rapporto con gli operatori.

CITTA’ DEI SAPERI E DELL’INNOVAZIONE

La città deve vivere da protagonista le trasformazioni, quelle più grandi e quelle, pure decisive, della vita quotidiana. Deve diventare, al passo coi tempi, una città ad impiego intensivo delle tecnologie digitali. In queste trasformazioni si deve riconoscere e rinnovare, con scelte concrete, ma senza perdere intuizioni e visioni di prospettive: pensando a sviluppare la sua programmazione strategica in un orizzonte “Andria 2020”, cooperando nell’area vasta e spingendo iniziative per i settori di alta innovazione per realizzare marketing territoriale all’altezza delle potenzialità. Andria può e deve diventare la città dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile. Deve saper mettere a sistema le risorse intellettuali, di conoscenza, di ricerca ed imprenditoriali per fare del nostro territorio un distretto tecnologico diffuso.

Andria deve sempre più “guardare fuori”, confrontarsi con tutte quelle città che danno qualità al loro sviluppo; deve essere più consapevole della propria storia, dell’evoluzione della sua identità urbana, eventualmente anche pensando alla realizzazione di un “Urban Center” basato sull’uso delle nuove tecnologie, che serva a questi fini e che funzioni anche come osservatorio sulle realizzazioni e sulle esperienze delle città comparabili, sull’urbanesimo contemporaneo.

CITTA’ DELLE GRANDI TRASFORMAZIONI

Andria è una città che può aspirare a diventare uno dei cantieri della contemporaneità e della riscoperta della dimensione urbana, coniugando storia e scenari futuri, di fronte a prove difficili e inedite, ma anche a possibilità creative e a nuove chanches, per generare nuove culture e nuove forme di legami sociali.

Dall’operazione di rivitalizzazione del centro storico (parcheggi, zone interamente/parzialmente pedonali, recupero del palazzo Ieva, completamento della biblioteca comunale, realizzazione del mercato artigianale, incentivazione all’apertura di piccole attività commerciali e artigianali tipiche ecc…), alla realizzazione di un sistema museale; dal recupero del comparto urbano esistente al rilancio delle opere pubbliche (costruzione del teatro comunale, realizzazione aree di parcheggio; sistemazione asse ferroviario, realizzazione area mercatale, realizzazione mercato ortofrutticolo, realizzazione centro di accoglienza a Castel del Monte ecc…): tutto ciò su cui si giocano le opportunità per il futuro di Andria, chiede chiarezza d’indirizzi nell’interesse generale e per la realizzabilità economica delle trasformazioni, capacità di concertazione e certezza dei tempi, apertura alla disponibilità degli investitori, qualità progettuale e architettonica, visione dell’impatto delle trasformazioni e grande respiro innovativo.

CITTA’ DA VIVERE, PIU’ BELLA E ATTRAENTE

Il salto di qualità della città si misura anche con altre sfide: il governo della mobilità urbana, la cura delle infrastrutture di base e dell’arredo urbano, il rispetto per i monumenti, la pulizia, la manutenzione del verde pubblico, il buon funzionamento dei servizi che invogli i cittadini ad essere i primi tutori della qualità dell’ambiente urbano. L’impegno dev’essere moltiplicato, per conquistare uno standard permanente di qualità migliore, quello che altre città limitrofe hanno visibilmente affermato in poco tempo. Questo si deve fare, coltivando una sensibilità per la bellezza che è un valore-guida, da riconquistare.

Attraverso investimenti pubblici da programmare, nonché attraverso la co-partecipazione pubblico-privato, si deve garantire il rifacimento del patrimonio artistico esistente (piazze, monumenti, immobili comunali ecc.), le opere di risanamento ambientale (acqua, luce, fogna) nei quartieri sviluppatisi senza servizi di base, la realizzazione di parcheggi e di nuove opere e di snodi strategici per la mobilità. Solo così si può lavorare in modo credibile al perseguimento di una migliore qualità urbana. Ciò anche avvalendosi delle tecnologie più avanzate – dall’ingegneristica, alla telematica, investendo sul trasporto collettivo, per una città sempre più accessibile e godibile – anche ai diversamente abili – e sempre meno attraversata e congestionata, dalla vita convulsa e frenetica.

Ogni progettualità per il miglioramento della mobilità urbana e della vivibilità del centro storico e dei quartieri non deve prescindere dall’ammodernamento di una offerta di servizi che allevi le pressioni.

Per il centro storico, serve procedere con la riqualificazione e serve un intervento mirato a garantire l’accessibilità e a contrastare l’impoverimento dell’offerta commerciale, incentivando nuovi insediamenti qualificati e restituendo sempre migliori qualità e vitalità, anche attraverso l’istituzione di servizi specifici al cittadino, in immobili abbandonati. Il tutto previa ricognizione abitativa dello stesso centro storico, vero polmone artistico della nostra città.

Gli andriesi devono recuperare l’orgoglio di essere tali, in una terra che con piccoli e costanti aggiustamenti, deve trasformarsi in una città più bella, armonica ed accogliente.

CITTA’ DELLA CULTURA

Andria deve saper meglio riconoscersi e una dimensione essenziale è quella dell’apertura e della vivacità culturale. Bisogna porre premesse essenziali per un’iniziativa culturale permanente, di grande livello. Saranno necessari ingenti investimenti e cooperazione tra istituzioni, oltre l’apporto d’investitori, quali le fondazioni (per esempio quelle d’origine bancaria). Ma insieme alle istituzioni culturali e ai grandi eventi che diano la cifra (Festival Castel dei Mondi, Festival di Musica Etnica, Qoco ecc.) e con il rilancio delle sue manifestazioni storiche (Fiera d’Aprile, Corteo Federiciano), religiose (Settimana Santa, Festa dei Santi Patroni, Festa della Madonna dell’Altomare ecc.) e commemorative (celebrazione dei caduti in guerra, celebrazione dei Bersaglieri, ricordo delle grandi stragi mafiose e militari ecc.) la città può esprimere la ricchezza di un’iniziativa di produzione e fruizione culturale dal basso, soprattutto giovanile. Portatrice di tendenze e strumenti espressivi e comunicativi della contemporaneità, che valorizzi la dotazione nuova di spazi che si stanno realizzando con il recupero dell’Officina San Domenico e del Centro di Aggregazione Fornaci, che rivitalizzi spazi culturali e dell’associazionismo che hanno un potenziale inespresso (Parrocchie, Oratori) che possa coinvolgere maggiormente anche le istituzioni della formazione (Scuole, Sedi Associative) in un impegno più largo, per moltiplicare sedi ed occasioni di confronto culturale e di partecipazione. Il rilancio della dimensione culturale della città è anche una grande occasione di sviluppo e di lavoro qualificato, di rilancio al futuro, di una matrice storica della città, di possibilità di chiamare nella nostra realtà operatori di dimensione nazionale ed internazionale, di attrarre contributi culturali, nuovi investimenti e nuove partnership.

CITTA’ DELLO SPORT

Andria è anche una città dello sport: con una concentrazione di associazioni sportive straordinaria e con grandissime tradizioni, ancora assai vitali, e tanti primati esemplari di cui essere orgogliosi. Tutto questo è un valore: la rete della pratica sportiva è una fitta rete di relazioni, che fa comunità, che deve avere una funzione educativa, all’opposto delle degenerazioni che si sono viste, che hanno creato disillusione e il rischio di una resa alla mercificazione deteriore dello sport. La città, purtroppo, è carente d’impianti sportivi, che dovrebbero essere punti di riferimento nei quartieri. Per ovviare a tale carenza, nell’immediato, in attesa di reperire risorse economiche utili a realizzare nuove strutture, bisogna creare una rete di collaborazione tra il pubblico e il privato per l’utilizzo di strutture già esistenti,  attraverso convenzioni con le società sportive.

Inoltre l’amministrazione dovrà farsi carico di sostenere economicamente le società stesse, consentendo loro di gestire (attraverso regolamenti ad hoc) gli impianti scolastici e parrocchiali con elasticità di tempi di utilizzo. Spetterà all’amministrazione migliorare le palestre scolastiche ed i campi parrocchiali, per una maggiore fruizione degli stessi.

Naturalmente, dovrà essere mantenuta anche l’attenzione dovuta allo sport professionistico, affrontando i problemi strutturali a partire dall’esigenza di una riqualificazione dello stadio e dell’impianto di Sant’Angelo dei Ricchi.

CITTA’ SOLIDALE

Le città oggi sono il punto più intenso delle contraddizioni della nostra organizzazione sociale. Sono l’attrattore e il concentrato delle differenze sociali che lo sviluppo ineguale produce: di reddito, di cultura, di consumo, di opportunità. Le città del mondo più ricco sono viste come il luogo del riscatto umano e civile per gli esclusi. Possono essere il luogo di contrasti e conflitti, di solitudini e di emarginazioni, ma possono e devono diventare i luoghi di convivenza delle differenze, di forme inclusive dell’esercizio dei diritti di cittadinanza, di affermazione di doveri condivisi, d’istituzionalizzazione dei bisogni guidata dai cittadini, passo per passo, con volontà d’adattamento a mutamenti che nascono da dinamiche che prescindono di molto dalla dimensione localistica. Andria può essere sempre più una città cooperativa, solidale, che punta ad un benessere comunitario, ad essere un luogo relazionale ed ambientale, oltre che economico. Che valorizza il volontariato, il terzo settore e l’associazionismo volto a donare, ad assistere, a produrre occasioni di socializzazione e di produzione culturale.

Va agevolato in ogni modo il formarsi di reti che connettono i soggetti e gli attori della vita urbana. Anche le reti di fiducia interpersonale, di conoscenza e di scambio: questo dev’essere lo spirito di chi amministra e degli operatori pubblici. La costruzione, in ogni dimensione, del capitale sociale locale è il collante dell’azione di governo della città.

Nell’ambito delle politiche sociali è necessario creare un ampio e articolato tessuto di servizi per gli anziani, per chi non è autosufficiente e per gli svantaggiati, per i diversamente abili. Servizi di cura sempre più personalizzati, sia verso i soggetti, sia per aree territoriali. Per l’infanzia, sarà fondamentale garantire i risultati a realizzarsi con l’ampliamento dell’offerta degli asili nido; per la fanciullezza con la implementazione degli edifici scolastici in quei quartieri ad alta densità; per i disabili attraverso la costruzione del centro diurno di assistenza e ricreazione; per gli svantaggiati attraverso la realizzazione del centro “Dopo di noi”. Iniziative del genere prevederanno l’impiego di professionalità e di risorse umane locali (attingendo anche da associazioni e cooperative), sì da diventare anche nuove occasioni di lavoro. E c’è da fare di più per gli adolescenti e per i giovani, oltre che per le famiglie, offrendo nuove occasioni di aggregazione e di iniziativa.

CITTA’ ACCOGLIENTE E INCLUSIVA

C’è da rispondere al grande tema dell’immigrazione, che vede anche nella nostra città crescere presenze nuove, che ne cambiano gradualmente il volto, e nuove offerte e richieste di lavoro e di servizi. Dunque si deve operare per politiche di accoglienza che siano commisurate alle possibilità e ancorate ad iniziative che favoriscano un’accoglienza regolata ed organizzata e l’integrazione: per la formazione, per l’apprendimento delle regole e dei valori civici, per la garanzia dei diritti di cittadinanza essenziali, sperimentano buone pratiche etiche e solidali. Dare risposte ai problemi di convivenza è anche una delle condizioni primarie per combattere la forte percezione di insicurezza, diffusa anche nella nostra città: perché si possano distinguere i problemi e si possano articolare risposte legittimate da un consenso largamente maggioritario e perché così cresca il senso d’essere di una comunità che può guardare con serenità al suo futuro. Per questo sarà fondamentale rafforzare la collaborazione con le rappresentanze delle comunità degli immigrati, per costruire insieme risposte sempre più pronte ai bisogni e alle necessità d’integrazione.

CITTA’ PIU’ SICURA

Garantire sicurezza è un dovere che chiede il massimo impegno, su versanti diversi, tutti essenziali.

Serve prevenire, con politiche d’integrazione e contrastando il degrado urbano. Si devono colpire con decisione la microcriminalità, il vandalismo, con una pianificazione e un’azione coordinata tra le forze dell’ordine, per la quale il sindaco, nel rispetto delle diverse competenze, deve continuare a svolgere un ruolo attivo, promuovendo un Patto organico e partecipato con la Prefettura, per l’integrazione di tutte le azioni per la sicurezza urbana, coerente con gli indirizzi del “Patto per la Sicurezza” sottoscritto tra il Ministero degli Interni e l’Anci. Ciò a partire dal contenimento dei fenomeni di disordine nelle aree che già si segnalano come critiche, incidendo, per parte del comune, sulla qualità dei luoghi, sull’illuminazione, sulla sorveglianza con nuovi supporti tecnologici (videosorveglianza), programmando accorgimenti ed investimenti e ampliandone il raggio operativo, prevedendo lo stanziamento di altri investimenti del comune e una finalizzazione mirata dell’azione della Polizia Municipale. Si deve operare contrastando l’abusivismo, il randagismo, evitando che si creino zone sottratte alle regole, riequilibrando la presenza territoriale di Vigili Urbani, attraverso presidi fissi di quartiere e presidi mobili in giro per la città. Il “Piano Sicurezza” dovrà essere operativo nell’arco dell’intera giornata.

CITTA’ PER L’AMBIENTE

Sempre più di importante rilevanza è il recepimento da parte dell’amministrazione comunale del protocollo di Kyoto e di punti definiti “20-20-20”, con i quali si  impone agli Stati di diminuire le emissioni di gas climalteranti in atmosfera.

L’amministrazione, quindi, deve farsi carico di divulgare e di educare i cittadini alla riduzione degli sprechi, e quindi i consumi dei combustibili fossili, e di RSU urbana.

Incentivare il disuso delle automobili a vantaggio dei mezzi pubblici e delle piste ciclabili (che vanno completate lì dove presenti e realizzate lì dove mancano); imporre la raccolta differenziata istituendo anche il sistema “Porta a Porta”, coinvolgendo i cittadini con strumenti e metodi di gestione innovativi. Anche le isole verdi vanno incrementate e realmente utilizzate a beneficio di tutti, attraverso un sistema di bonus per il conferimento dei rifiuti. Ciò comporta problemi sul piano dei costi, tuttavia l’obiettivo non può essere eluso.

Così come non può essere bypassata l’esigenza di istituire un piano per l’ambiente, in linea con la normativa esistente, orientato alla dotazione di fotovoltaico su tutti gli impianti pubblici e alla regolamentazione in materia di energie rinnovabili (centrali a biomasse nel rispetto del nostro assetto territoriale e della filiera corta; impianti fotovoltaici sui terreni privati inutilizzati).

L’attenzione alla riqualificazione ambientale dev’essere tale da costituire anche un’opportunità di lavoro/impiego per le manovalanze locali.

Particolare cura l’amministrazione dovrà avere nel vigilare sul servizio di igiene pubblica che, diversamente da quanto accaduto fin’ora, dovrà interessare quotidianamente tutto il territorio urbano attraverso un servizio capillare e potenziato.

CITTA’ PER L’AGRICOLTURA

Andria è una città a vocazione agricola e deve fare di questo la sua risorsa, affermandone il primato. Le scelte politiche più importanti che riguardano l’agricoltura vengono assunte in sede comunitaria.

Tuttavia in sede locale devono essere assunte iniziative e misure che oggettivamente possono incidere sulla ripresa del settore agricolo ormai in crisi da svariati anni. L’assunzione di idonee e opportune iniziative è tanto più necessaria ove si consideri che da sempre il settore agricolo e zootecnico ha costituito il vero motore dell’economica locale.

Priorità del Comune sarà quella di assumere tutte quelle iniziative volte alla valorizzazione e alla promozione delle produzioni tipiche del nostro territorio, mediante attività strategiche ma che, diversamente dal passato, tengano conto in maniera specifica dei benefici che se ne traggono, rispetto ai costi.

Va in ogni caso incoraggiata l’imprenditoria giovanile e vanno poste le condizioni affinché la stessa si orienti verso la creazione di aziende efficienti, dinamiche, disposte all’innovazione che vadano non solo nella direzione delle produzioni finalizzate ad ottenere il massimo degli aiuti comunitari, ma anche nella direzione delle produzioni tipiche e di qualità.

Sarà in ogni modo agevolato l’accesso delle aziende agricole ai fondi per gli investimenti nelle aziende di trasformazione dei prodotti agricoli.

Ad ogni buon conto sarà particolarmente stretto il rapporto di collaborazione che l’amministrazione instaurerà con le associazioni di categoria più rappresentative; un rapporto che si dovrà necessariamente tradurre, per l’amministrazione, nel recepimento di ogni utile suggerimento ed iniziativa proveniente dalle stesse.

Si dovrà in ogni caso intensificare il sostegno agli agricoltori che vorranno collegare in maniera più stretta la loro azienda al turismo ed alla valorizzazione delle risorse del territorio.

A questo proposito molto importante sarà la comunicazione costante tra i singoli operatori e amministrazione attraverso la rimodulazione dello sportello dell’Agricoltura in uno sportello Sportello Unico delle Attività Produttive, che oltre ad assolvere alle funzioni istituzionali, deve costituire per le imprese il fondamentale strumento finalizzato ad agevolare/incentivare quanti vorranno insediarsi per iniziare un’attività artigianale/industriale nel territorio andriese; questo sistema, cioè, deve essere efficace volano per il settore con la raccolta e la divulgazione di notizie, opportunità e strumenti finanziari dedicati.

Altra priorità dell’amministrazione sarà non solo quella di tenere la rete stradale rurale e interpoderale in buono stato di manutenzione, ma anche di assumere ogni iniziativa utile e necessaria per la realizzazione di interventi migliorativi sugli acquedotti rurali al fine di risolvere i problemi di approvvigionamento idrico nelle campagne.

L’amministrazione si farà carico, attraverso i suoi alti rappresentanti istituzionali, di esercitare una costante pressione sul governo centrale affinché maggiore attenzione sia data all’agricoltura in generale, considerata l’alta valenza della stessa per la nostra città e per il nostro territorio.

CITTA’ PER IL TURISMO

La nostra città si deve porre come nuova sfida quella del turismo, approfittando della pluralità di occasioni che il territorio offre (collina, pianura, mare: tutto a portata di mano).

Il turismo nel Comune di Andria va inquadrato in un ambito di programmazione integrata per lo sviluppo del territorio, che è già di suo caratterizzato dall’offerta di attrazioni quali beni culturali e ambientali, compresi i prodotti eno-gastronomici e dell’artigianato locale, nonché dalla presenza diffusa di imprese turistiche, singole e associate.

Lo sviluppo Turistico del territorio, prevede l’impegno dell’assessorato preposto alla condivisione delle strategie con diversi soggetti istituzionali che comunque interagiscono con l’Amministrazione (Regione, Provincia, Camera del Commercio, dell’Artigianato, dell’ Agricoltura, l’associazione pro-loco ecc…).

La risorsa turistica principale (Castel del Monte) deve essere strettamente collegata alle altre offerte turistiche, legate al centro storico, al borgo di Montegrosso (che dovrà essere opportunamente riqualificato in chiave turistica), al turismo religioso, alle opportunità di turismo eno-gastronomico.

I turisti che giungono a Castel del Monte devono essere spinti a visitare la nostra Città, a comprare i nostri prodotti, a visitare le nostre fornaci, le chiese rupestri, la città sotterranea (da realizzare, fondi permettendo!); a sostare nei nostri punti alberghieri (da incentivare commisurandoli al turismo “veloce”), a sostare nelle locande, nei punti ristoro.

Il turismo deve puntare molto anche sui percorsi rurali extraurbani (fino al Parco dell’Alta Murgia), lungo i quali insediare servizi di accoglienza.

L’offerta del turismo, in linea generale, per essere completa e competitiva, deve andare di pari passo con la creazione di eventi che attraggano gli stranieri i quali, una volta giunti in città, devono sentirsi accolti e soddisfatti (puntare sulla qualità del servizio turismo).

Il turismo deve diventare una grande possibilità occupazionale per i nostri giovani.

ORDINARIO

Dal confronto quotidiano con i cittadini e dall’ascolto delle loro istanze, è emerso che gli andriesi, prima ancora delle grandi opere, prima dei faraonici progetti che si avviano e non vengono mai ultimati, prima delle rivoluzioni urbane, vogliono vedersi garantito il quotidiano, l’ordinario.

Acqua, fogna, luce, strade, servizi minimi lì dove mancano. Pulizia, sicurezza, viabilità sostenibile. Rispetto per l’ambiente.

Uffici comunali dislocati nei quartieri, per creare collegamento anche fisico tra istituzione e territorio. Più collaborazione, più rispetto reciproco, più disponibilità degli uffici pubblici nei confronti degli utenti.

Risposte certe e qualificate ai problemi, in tempi ragionevoli.

Tutto questo lo si garantirà attraverso le seguenti azioni:

  • monitoraggio costante del tessuto urbano e dell’arredo urbano, sì da essere tempestivi nel garantire gli interventi necessari (prevenire è sempre più vantaggioso dell’intervenire, anche dal punto di vista economico);
  • investimento di risorse per la manutenzione ordinaria di strade, piazze ed edifici attraverso interventi costanti su tutto il territorio;
  • istituzione dell’assessorato alle Piccole Cose: c’è bisogno di un punto di riferimento istituzionale che raccolga le istanze, le lamentele, le proposte relative a quelle problematiche non insormontabili e che necessitano di una pronta risposta. L’assessore alle Piccole Cose sarà il primo riferimento per il cittadino. Si preoccuperà di seguire direttamente l’utente fino alla risoluzione del suo problema di “ordinaria vivibilità”;
  • riorganizzazione del personale comunale ed ammodernamento della macchina amministrativa: snellire le procedure a beneficio degli utenti; potenziare i servizi di front office anche decentrandoli sul territorio;
  • rispetto delle leggi sulla trasparenza amministrativa e rispetto dei tempi di risposta al cittadino;
  • sviluppo degli istituti di partecipazione (dal bilancio partecipato al difensore civico);
  • previsione nel regolamento di funzionamento del consiglio comunale di occasioni regolari di confronto sulla sicurezza e sulla qualità urbana;
  • promozione della partecipazione alla vita sociale e politica tramite strumenti avanzati (blog, social nettwork, Wiereless community, tv via internet ecc…);
  • costituzione del forum per la qualità urbana;
  • decoro dei cantieri privati durante l’esecuzione dei lavori, al fine di garantire l’ordine urbano.

Tutte queste azioni punteranno a far sentire il cittadino bene a casa propria, perfettamente a suo agio con il territorio.

Ovviamente molto si dovrà fare per insistere sulla partecipazione stessa del cittadino a fare di Andria un luogo migliore (rispetto delle regole, attaccamento alla propria terra, senso di difesa del proprio patrimonio). Piccoli gesti di attenzione anche da parte del cittadino, infatti, faranno della nostra città un luogo piacevolmente vivibile.

Garantire l’ordinario, quindi, passa dalla stretta collaborazione tra pubblico e privato, a tutto vantaggio dell’immagine complessiva della Città.

TERRITORIO

Ripensare il territorio e rileggerlo alla luce di nuovi strumenti normativi, che costituiscono un impulso straordinario che viene offerto all’attività di pianificazione territoriale e alla esigibilità del diritto di abitazione, costituisce l’imperativo da cui partire per innovare culturalmente e concretamente la nostra città.

Il DRAG (Documento Regionale di Assetto Generale) rappresenta l’imprescindibile riferimento per una pianificazione territoriale più orientata ai bisogni reali dei cittadini: dal DRAG e dagli interventi normativi successivi è necessario ripartire per l’adozione del nuovo PUG (Piano Urbanistico Generale) di cui bisognerà dotare la città.

Occorre ripartire nell’iter pianificatorio basandosi su alcuni principi cardine:

il principio di cooperazione tra diversi livelli e soggetti istituzionali (regione, nuova provincia, comune)  e fra questi e le loro espressioni associative o strumentali con competenze in materia di territorio (autorità di bacino, ente parco, sovrintendenza, ecc.). Tale principio è necessario a garantire alla pianificazione territoriale percorsi più semplici ed efficaci, nonché ad assicurare che in essa siano rappresentate in modo unitario, coerente e cogente tutte le scelte di valenza territoriale connesse alla competenza di ciascun soggetto e livello istituzionale.

il principio di sussidiarietà, secondo il quale le decisioni vanno poste in capo al livello di governo più adeguato a svolgere la funzione e più prossimo al controllo diretto dei cittadini. Ciò significa superare ogni sistema di pianificazione organizzato in modo gerarchico, favorendo i rapporti e l’interazione fra i diversi livelli istituzionali sulla base di una effettiva articolazione del lavoro incentrata sulla responsabilità;

il principio di equità e di solidarietà sociale, che significa rendere indifferenti le proprietà immobiliari rispetto alle previsioni del piano urbanistico, liberando tali scelte dalle pressioni e dai condizionamenti della rendita fondiaria. In questa ottica la “perequazione” può diventare lo strumento principale per il governo del regime immobiliare e l’attuazione del piano urbanistico, superando ogni impostazione ed illusione prevalentemente espropriativa e puntando a coinvolgere il mercato ed i cittadini nella realizzazione degli obbiettivi previsti.

principio di sostenibilità ambientale, che significa assumere la qualità ambientale come riferimento ed obiettivo primario del governo del territorio. La pianificazione di ogni livello e la progettazione degli interventi devono essere chiamate a regolare il consumo delle risorse naturali a disposizione e assicurarne la ricostituzione, così da garantirne la disponibilità anche alle generazioni future.

– il principio di efficacia, che significa assicurare alla pianificazione forme e modalità che ne favoriscano la fattibilità e la gestione, introducendo procedure di valutazione dell’efficacia delle scelte e di monitoraggio dell’attuazione dei piani.

La linea guida della nuova pianificazione generale non è più il governo dell’espansione del territorio, bensì la promozione e la regolazione dei processi di riqualificazione urbana e territoriale.

Le questioni emergenti che si propongono sono, infatti quelle della riqualificazione ambientale e sociale delle periferie e delle parti degradate della città; del recupero e rinnovo di contenitori e comparti dismessi; di una nuova qualità e dinamismo del centro storico; dell’introduzione di nuove tipologie di servizi per corrispondere alle mutate esigenze sociali; della ripolarizzazione di nuovi insediamenti; della rifunzionalizzazione di aree agricole; dell’utilizzo del territorio anche per le energie alternative a basso impatto ambientale.

Il PUG di Andria dovrà costituire la “carta unica” del territorio, riordinare le competenze e le procedure, facendone un luogo nel quale trovano ordinata e coerente rappresentazione tutte le prescrizioni e gli indirizzi fissati dalla pianificazione settoriale.

Si d’ora, fatta salva la puntuale verifica sullo stato di attuazione del vecchio PRG di Andria (piani di lottizzazione approvati e non attuati; stato degli insediamenti produttivi; stato di attuazione del piano urbanistico esecutivo delle zone artigianali-industriali; stato di attuazione degli standards, che vanno riconsiderati e concepiti in modo diverso e nuovo; verifica della fattibilità e stato dei PIRP di Monticelli e Largo grotte; PRU di S. Valentino; procedure pianificatorie pendenti ed in corso di istruttoria; comparti edificatori; programmazione delle opere pubbliche), la pianificazione territoriale del prossimo quinquennio, consolidate le valenze pianificatorie utili, possono essere sintetizzate nei seguenti punti essenziali:

  1. sviluppo urbanistico, a ridosso delle colline dell’Alta Murgia verso Sud, in direzione Castel del Monte, prevedendo la costruzione rada e diffusa delle aree D6 e D8 dedicate allo sviluppo turistico in continuità con il parco dell’Alta Murgia in cui sono insediati i veri centri d’interesse storico culturale quali il parco archeologico di Altamura e il Castel del Monte;
  2. sviluppo urbanistico verso il mare, in direzione Nord, completando le aree dedicate alle attività artigianali D1, e D2 nonché le aree dedicate al terziario-residenziale D5 in direzione Nord-Est.
  3. sviluppo urbanistico ad Est e ad Ovest prevedendo il completamento delle aree dedicate rispettivamente alle attività artigianali-industriali D1, alle attività a supporto dell’agricoltura D3, alle attività fieristiche D4, già parzialmente costruite, che necessitano dell’integrazione urbanistica in relazione alla città.
  4. completamento degli spazi e delle aree comprese tra il centro urbano e il territorio rurale identificate come zone C, oggetto nei prossimi anni di piani di attuazione privati e pubblici dedicati esclusivamente alle nuove residenze unifamiliari complete di servizi.
  5. rinnovo attraverso la manutenzione ordinaria e straordinaria del centro urbano della città esistente e consolidata integrata dell’infrastruttura urbana del Piano Commerciale e delle aree a parcheggio auto e moto che permetterebbe a chiunque abiti o arrivi in città, di raggiungere il centro commerciale della città, con qualsiasi mezzo di locomozione e da qualsiasi direzione territoriale (La città sviluppatasi negli ultimi vent’anni in modo veloce e orientata esclusivamente alla costruzione delle residenze è necessario integrarla di tutte le funzioni e infrastrutture necessarie affinché un luogo urbano monofunzionale – residenziale – possa trasformarsi in una città vivente per migliorare la vivibilità complessiva della città).
  6. valorizzazione del patrimonio esistente non escludendo il riordino del Centro Storico con recuperi mirati, con una pedonalizzazione minima, e un fortissimo accento sul sistema urbano e suburbano di mezzi pubblici in modo da diminuire notevolmente l’uso delle auto nel centro città comprendendo già nel sistema viario esistente, la futura trasformazione a raso dell’attuale strada ferrata (Ferrotramviaria Bari Nord), in una strada alberata e fruibile creando una relazione diretta tra le zone est e ovest della città a seguito dell’eliminazione dell’odierna barriera fisica della ferrovia oggi in fase di attuazione.
  7. Integrazione sociale. Un punto però deve essere chiaro a tutti, la nuova città deve partire dall’equità sociale attraverso l’integrazione sociale, riordinando quartieri e necessità, “evitando di creare luoghi per ricchi e luoghi per poveri, ma solo luoghi per una città più equa”.
  8. La “città sostenibile” deve essere la sfida del futuro su cui bisogna lavorare, una città che deve guardare sia verso la collina sia verso il mare, verso le città di Trani e Barletta, che devono essere connesse, legate fortemente alla città di Andria, centro geografico dei flussi dinamici, tra il mare e la collina dell’Alta Murgia, perchè in queste direzioni sono nascoste le chiavi dello sviluppo.

Particolare attenzione sarà prestata alle norme regionali per la rigenerazione urbana (L.R. 21/2008) che ha come finalità ed ambito di applicazione la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati. I principali ambiti d’intervento previsti dalla legge sono, infatti, i contesti urbani periferici e marginali interessati da carenza di attrezzature e servizi, degrado degli edifici e degli spazi aperti e processi di esclusione sociale, ivi compresi i contesti urbani storici interessati da degrado del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici e da disagio sociale; i contesti urbani storici interessati da processi di sostituzione sociale e fenomeni di terziarizzazione; le aree dismesse, parzialmente utilizzate e degradate.Saranno favoriti, nello studio delle emergenze pianificatorie e con priorità rispetto alla pianificazione generale,  i programmi integrati di rigenerazione urbana quali strumenti volti a promuovere la riqualificazione di parti significative della città e sistemi urbani mediante interventi organici di interesse pubblico. I programmi si fondano su un’idea-guida di rigenerazione legata ai caratteri ambientali e storico-culturali dell’ambito territoriale interessato, alla sua identità e ai bisogni e alle istanze degli abitanti. Essi comportano un insieme coordinato d’interventi in grado di affrontare in modo integrato problemi di degrado fisico e disagio socio-economico che, in relazione alle specificità del contesto interessato, includono:

a) la riqualificazione dell’ambiente costruito, attraverso il risanamento del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici, garantendo la tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio storico-culturale, paesaggistico, ambientale;

b) la riorganizzazione dell’assetto urbanistico attraverso il recupero o la realizzazione di urbanizzazioni, spazi verdi e servizi e la previsione delle relative modalità di gestione;

c) il contrasto dell’esclusione sociale degli abitanti attraverso la previsione di una molteplicità di funzioni e tipi di utenti e interventi materiali e immateriali nel campo abitativo, socio-sanitario, dell’educazione, della formazione, del lavoro e dello sviluppo;

d) il risanamento dell’ambiente urbano mediante la previsione di infrastrutture ecologiche quali reti verdi e blu finalizzate all’incremento della biodiversità nell’ambiente urbano, sentieri didattici e museali, percorsi per la mobilità ciclabile e aree pedonali, spazi aperti a elevato grado di permeabilità, l’uso di fonti energetiche rinnovabili e l’adozione di criteri di sostenibilità ambientale e risparmio energetico nella realizzazione delle opere edilizie.

I programmi sono predisposti dai comuni singoli o associati o sono proposti ai comuni da altri soggetti pubblici o privati, anche fra loro associati. I programmi assumono gli effetti di strumenti urbanistici esecutivi. Devono interessare ambiti territoriali totalmente o prevalentemente edificati. I programmi non possono comportare varianti urbanistiche per trasformare in aree edificabili aree a destinazione agricola, comunque definite negli strumenti urbanistici comunali, fatta eccezione per quelle contigue necessarie alla realizzazione di verde e servizi pubblici nella misura massima del 5 per cento della superficie complessiva dell’area d’intervento. Tale variante deve comunque essere compensata prevedendo una superficie doppia rispetto a quella interessata dal mutamento della destinazione agricola, destinata a ripermeabilizzare e attrezzare a verde aree edificate esistenti.

L’attenzione al territorio dovrà coniugarsi con la formazione di idonee professionalità capaci, anche a livello burocratico, di fronteggiare efficacemente un’azione amministrativa improntata a celerità, trasparenza e linearità.

Educare, valorizzare e rivalutare è la grande sfida del presente e del prossimo futuro. Concetto di fondo è che la “costruzione dell’ambiente” fisico è un atto pubblico, cioè della collettività,  e in questo senso si ha la grande responsabilità di lavorare, di “costruire correttamente” e di progettare e conservare per la Città, anche in considerazione della sua vocazione di co-capoluogo di provincia.

SOCIALE

Dall’analisi della realtà sociale locale è emersa una grande presenza di attori protagonisti del terzo settore. Questa ricchezza va ripensata, riorganizzata e valorizzata.

Infatti, in un momento storico di grave crisi economico-lavorativa, puntare sul terzo settore è un investimento a vantaggio di tutta la città.

Costruire le basi per la costruzione di un nuovo welfare, improntato alla valorizzazione della rete del Terzo settore e dei suoi attori, al protagonismo degli enti locali, all’integrazione tra sociale e sanitario e tra pubblico e privato, che preveda a  fianco degli enti pubblici, una fitta rete di soggetti che produce “capitale sociale” strategico per la collettività.

PRINCIPI CARDINE:

  • principio di cooperazione: sinergia indispensabile tra le diverse realtà presenti sul territorio (associazioni, cooperative, enti pubblici, enti ecclesiastici);
  • principio di complementarietà: integrazione tra risorse pubbliche e private;
  • principio di efficacia e di efficienza: stabilire criteri di affidamento dei servizi in convenzione, verificare la rispondenza dei servizi alle esigenze del territorio;

I bisogni, vecchi e nuovi, impongono una revisione, anche critica, degli attuali sistemi d’offerta, maggiormente incentrata sulle reali esigenze delle comunità locali.

Le politiche, i servizi, le attività, gli interventi promossi e gestiti direttamente o indirettamente dal Settore, sono rivolti a tutte le persone (minori, adulti, anziani, disabili, disagiati) che abitano nel territorio della città e che si trovano in situazioni di disagio economico, fisico, relazionale, sociale, con l’obiettivo di:

  • rispondere alle domande di aiuto espresse dalle persone in stato di bisogno;
  • qualificare, sostenere e ampliare la rete dei servizi, delle risorse e delle opportunità sociali a disposizione dei cittadini;
  • sviluppare la cultura della solidarietà e della partecipazione nella città, attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori sociali pubblici e privati operanti sul territorio.

Alle associazioni, alle cooperative, ai centri parrocchiali, sarà affidato il compito di collaborare con l’Amministrazione per garantire la gestione ed animazione degli spazi pubblici e privati (parchi, scuole, oratori), previa remunerazione (sia pur minima). Il tutto opportunamente regolamentato e convenzionato.

La valorizzazione del terzo settore, inteso come risorsa per la comunità, passa attraverso una serie di azioni, volte a migliorare la qualità della vita.

1. Politiche sociali:

azzerare le liste di attesa per i nidi

creare nuovi asili nido comunali

ampliare gli edifici scolastici nei quartieri in cui la popolazione è maggiormente concentrata

contrastare sul fronte socio educativo il disagio sociale e l’abbandono scolastico con particolare attenzione alle fasce meno protette della popolazione e favorire l’integrazione sociale e culturale dei bambini stranieri

allestire spazi per l’educazione alla lettura per bambini e ragazzi e di interazione con i genitori

ricavare dalle strade del centro cittadino le corsie preferenziali per i disabili, lì dove i marciapiedi non lo consentono

realizzare il centro diurno per disabili (eventualmente, per celerità, attingendo l’immobile dai beni confiscati alla mafia ove compatibile con le esigenze costruttive)

istituire un coordinamento territoriale delle Disabilità con il coinvolgimento delle forze istituzionali, del privato sociale e del volontariato;

affiancare un disabile durante le fasi di collaudo di opere pubbliche e durante le azioni di recupero nei quartieri e negli immobili, per verificare che tutti gli interventi siano fatti nel rispetto concreto delle loro esigenze;

istituire una rete diffusa di servizi territoriali cui la persona disabile e la sua famiglia possano accedere nei diversi momenti di vita in relazione all’evoluzione delle situazioni di bisogno

sviluppare e sostenere economicamente l’assistenza domiciliare per anziani e disabili

realizzare il punto unico di accesso per la non autosufficienza

attivare lo sportello unico di accesso ai servizi sociali e sanitari

favorire l’integrazione degli immigrati attraverso percorsi di partecipazione alla vita della città

rafforzare le competenze interculturali degli operatori e offrire un sostegno competente con attività di mediazione linguistico-culturale, in modo da rendere effettivamente accessibili i servizi della pubblica amministrazione

mantenere alta l’attenzione sulle situazioni di maggiore fragilità come le donne vittime di violenza, i richiedenti asilo, i minori non accompagnati, le famiglie numerose e i senza tetto

potenziare i servizi per gli anziani (domiciliari e ricreativi) e per le famiglie

assegnare immobili confiscati alle associazioni (snellendo le procedure) per lo svolgimento ordinario delle loro attività;

rivedere il piano di assegnazione di immobili concessi ad associazioni che magari non operano più sul territorio, a vantaggio di quelle maggiormente utili alla riqualificazione sociale della città

2. Politiche culturali:

- coinvolgere associazioni, agenzie, realtà imprenditoriali operanti sul territorio attorno ad un tavolo permanente di programmazione per la produzione, il sostegno e la pianificazione delle attività culturali

- promuovere eventi durante tutto l’anno diversificando l’offerta per varietà di utenza e rendere l’offerta accessibile a tutti

- realizzare spazi museali permanenti

- realizzare archivi della memoria storica della città di Andria che confluiranno in un museo reale e virtuale (civiltà contadina, dialetto andriese…)

- promuovere progetti artistici (teatro, musica, danza…) che coinvolgano il tessuto cittadino e le varie realtà presenti sul territorio

- favorire i processi di realizzazione della sede staccata dell’Università e del Conservatorio di Musica, attraverso la cooperazione con gli altri enti istituzionali preposti.

3. Politiche per lo sport:

- ripensare la attività sportiva come importante veicolo di socializzazione e promozione del benessere psicofisico, con l’obiettivo di coinvolgere le strutture presenti e migliorarne la fruibilità generale

- Incentivare la diversificazione delle attività sportive

- Realizzare nuove strutture per attività sportive

- Aumentare le ore di apertura delle strutture

- Affidare la gestione delle strutture già esistenti a cooperative di giovani cercando di ridurre al minimo la burocrazia

- Realizzare eventi sportivi a rilevanza nazionale

- Incentivare l’attività sportiva dilettantistica attraverso la possibilità di usufruire gratuitamente delle strutture e attraverso la concessione di contributi

collaborare con i privati per convenzioni di utilizzo delle loro strutture

migliorare le strutture sportive scolastiche consentendo il loro utilizzo, in ore extrascolastiche, per attività di associazioni specifiche e per servizi al territorio.

4. Politiche per il turismo:

- sostenere attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione

- attuare interventi intersettoriali ed infrastrutturali congiuntamente  agli assessorati competenti necessari alla qualificazione dell’offerta turistica e alla riqualificazione urbana e territoriale

- sostenere la qualificazione delle imprese turistiche, attraverso il sostegno alla formazione professionale, incentivi sugli adeguamenti dovuti a normative di sicurezza, di accessibilità e fruibilità, con particolare attenzione alle opportunità derivanti dalla certificazione ambientale (Emas ed Ecolabel) dei servizi e delle strutture turistiche, nonché alla tutela dell’immagine del prodotto turistico locale

- incentivare iniziative di turismo sostenibile volte alla destagionalizzazione dell’offerta.

- Avviare l’Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica e attribuzione di funzioni quali:

1. Attività di raccolta dei reclami turistici

2. Sistema di prenotazione integrato per eventi e manifestazioni

  1. Gestione del sito internet Andria Turismo
  2. Raccolta dati turistici di INCOMING
  3. Raccolta e diffusione dati turistici
  4. Redazione calendario eventi
  5. Servizio interpretariato e traduzione
  6. Gestione strategica di gemellaggi europei e internazionali

Istituzione di un ufficio apposito che dovrà svolgere la funzione di monitoraggio dei fondi europei derivanti dalla programmazione 2007-2013 al fine di diffondere le informazioni oltre a dover formare i soggetti interessati alle procedure di accesso.

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